Aprile 2009

DLMM GVS
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

Tag

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Aprile 2009

Maxim (e Beatrice)

GW (20/04/2009 - 10:30)



Questo mese Maxim mi ha dedicato la copertina. Nelle foto non sono sola, con me c’è Beatrice, un pitone di circa due anni con cui ho fatto subito amicizia.
La prima cosa che mi viene chiesta da chi guarda le foto, è: ma come cavolo hai fatto a farti avvolgere da un serpente viscido e a fingere di non averne terrore?

Dovete sapere che i pitoni non sono affatto viscidi, anzi. Toccarli è un piacere, il contatto con Beatrice è stato una vera gioia, sentirmela addosso è qualcosa che si avvicina ad un abbraccio materno. Mi teneva caldo, mi sentivo protetta. Ogni tanto si addormentava su di me e non avrei mai voluto staccarmene, nemmeno quando abbiamo finito il servizio.
Il fotografo è Paolo Gandola che, prima di essere un grande artista, è soprattutto un amico per me. Nella gallery del mio sito ci sono parecchie foto sue: scattare con lui è un po’ come girare un film, perché Paolo è un regista capace di tirarti fuori le emozioni più diverse facendoti fare dei profondi viaggi dentro te stessa. Grazie maestro!
E, dulcis in fundo, un ringraziamento anche a Stefano, il mago del photoshop.
Chi mi conosce lo sa, io non sono assolutamente come appaio nelle foto: ho molti
più nei, la panzetta, le rughette, un po’ di cellulite, e mi mangio anzi mi divoro le unghie. Spero di non avervi deluso ma, ahimè, questa è la cruda verità!
Detto questo, fatemi sapere se il servizio vi piace!

il corpo di Cristo

GW (15/04/2009 - 23:34)


Questa sera sono andata a cena a Genova dalla mia tata (anzi dalla mia tatta, con 2 T, come l’ho sempre chiamata) e da suo marito (anzi da Dodo, come l’ho sempre chiamato).
Loro sono i miei secondi genitori, perché quando ero piccola si prendevano cura di me mentre mamma e papà lavoravano. Hanno ottant’anni ma io invecchio e loro rimangono sempre uguali e fedeli al primo ricordo che ne ho, cioè due cinquantenni.
Comunque, dopo cena Dodo e io siamo rimasti a tavola a parlare di Dio e di fede. Lui non è credente, è mooolto di più, e quasi si arrabbia quando timidamente provo ad esprimergli i miei dubbi.
Per lui le cose che facciamo qui sono terrene, quindi futili. Dice che il Signore gli ha dato molti segni della sua esistenza, e che i miracoli sono all’ordine del giorno.
La tatta invece dopo mangiato si è alzata e si è messa a farmi le tagliatelle con la farina di grano duro e il vino bianco, impastava, aggiungeva acqua, stendeva la pasta col matterello, e la tagliava a strisce lunghe e sottili.
Dodo mi raccontava di aver conosciuto la morte, di aver toccato il profondo, parlava del grande disegno divino, faceva discorsi teologici, mi consigliava di leggere i Vangeli e di pregare ogni sera con grande umiltà e fede che prima o poi Dio avrebbe dato anche a me, povera pecora smarrita, un segno tangibile della sua esistenza.
Io guardavo l’impasto che piano piano si trasformava in tagliatelle, e pensavo che se mai un Dio esisteva, allora si trovava proprio lì, in quelle tagliatelle così terrene, fatte in casa con così tanta passione e dedizione dalle mani di quella donna che stava zitta ma a modo suo pregava, lei che dal nulla aveva creato qualcosa, qualcosa di buono.
Ed io con tanta fede e speranza pensavo a quando domani mi gusterò il corpo di Cristo.

perdere tutto

GW (07/04/2009 - 22:37)

Perdere tutto così, da un momento all’altro. La casa i mobili i vestiti i libri le fotografie i ricordi, tutto quello che hai raccolto in anni e anni di vita. Familiari parenti amici vicini nel peggiore dei casi. Sentirsi fortunati se si è ancora vivi, rifugiati in una tenda gelata che le coperte non bastano mai, ma almeno si resta vicino a quella che era la tua dimora, in un paese fantasma, con addosso la paura dello sciacallaggio e di nuove scosse. Veder crollare su di te interi piani, muri, precipitare di sotto, venire seppelliti dalle macerie e magari sopravvivere mentre il tuo bambino o il tuo compagno no,
lui non ce l’ha fatta.
La notte maledetta, io stavo dormendo nel mio letto, a Roma. Ho sentito vibrare, e ho visto la lampada spostarsi. Poi mi sono riaddormentata. Poche ore dopo ancora scosse, e poi più niente.
La mattina seguente la tragedia veniva annunciata, come dentro un incubo, poco alla volta. I morti erano sempre di più di ora in ora, e adesso superano i duecento. Migliaia i feriti e ancora molti i dispersi. Quella che per me era solo una leggera vibrazione, per altri è stato l’inferno. Altri la cui unica colpa era quella di abitare in quel posto.
Ma allora mi chiedo: si poteva fare qualcosa? Il terremoto era prevedibile o no? E soprattutto, come è stata costruita la casa dello studente? E l’ospedale? E’ possibile che un ospedale nuovo, nuovissimo, crolli???
Le immagini che ci arrivano dall’Abruzzo non hanno bisogno di didascalie, così come anche la grande solidarietà che cresce e arriva da ogni parte d’Italia e non solo. Volontari che lavorano giorno e notte, scavano con le mani con la speranza che non muore mai di trovare un superstite, psicologi, vigili del fuoco, medici, infermieri, gente che apre le porte della propria casa per ospitare quelli che l’hanno persa o non possono accedervi.
Fermiamoci a pensare solo un attimo: e se succedesse a noi di perdere tutto all’improvviso?
Fermiamoci un attimo.

Archivio Aprile 2009