Luglio 2007

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Archivio Luglio 2007

Blick

GW (31/07/2007 - 17:38)


ciao amici accaldati e sudaticci!
oggi il Blick, forse il più importante quotidiano svizzero, mi ha messo in copertina e mi ha fatto una bella intervista in occasione del Festival di Locarno a cui partecipiamo con il film Tagliare le parti in grigio.
Per chi capisse il tedesco, questo è il link www.blick.chhttp://www.blick.ch/showbiz/artikel68194 dove potete leggere l'intervista e vedere le altre foto.
baci a tutti!

BASTARDO

GW (20/07/2007 - 14:57)


CLACK!
Scusate...
CLACK!
Cos'è uno scherzo?
WROOOOOM....
No, se è uno scherzo ditelo!?
.....WROOOOOMMMMMMM...
Io non mi sto divertendo!
Era tutto inutile, ormai la macchina era troppo lontana. Non la vedevo neanche più. Continuai ad abbaiare lo stesso per un'oretta. Poi mi guardai intorno. Ero solo.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo.
Ho vissuto, fino ad un mese fa, presso la famiglia Petrelli in via Lariana 19, quarto piano. Avevo una cuccia spaziosa  in balcone, in posizione panoramica dal lato di villa Ada. Il cibo era abbondante e due volte al giorno venivo accompagnato al parco. Insomma non mi potevo proprio lamentare.
L'unico lato negativo era il figlio minore del dottor Petrelli, un delinquente di quattro anni e mezzo. Il suo passatempo preferito era tirarmi addosso qualsiasi corpo contundente. Un giorno ho tentato di saltargli alla gola. Non solo non ci sono riuscito, non sono molto agile , ma mi ha visto Caterina e si è messa a urlare.
Caterina era la sorella maggiore del piccolo mostro, anni 9, mani morbide. Fu lei a scegliermi, una mattina di sette mesi fa. Arrivò nel negozio dove mi trovavo, accompagnata dal padre. Era il suo compleanno. Io ero in una piccola gabbietta in un angolo. Come ci fossi finito non lo so. Il commesso mostrò al dottor Petrelli un'infinità di miei simili, tirandoli fuori uno ad uno dalle gabbie, ma il dottore sembrava sempre insoddisfatto. Quando toccò a me, lo vidi sorridere e rivolgersi alla bambina. Lei fece un cenno d'assenso e così fu decisa la mia sorte.
Scoprii subito il perché di tanta simpatia nei miei confronti da parte del dottore. Costavo meno di tutti.
Meno anche dei pesci rossi. Imbarazzante.
Caterina passava la maggior parte del tempo libero con me. La madre non era quasi mai in casa ed io le facevo compagnia. Mi faceva correre, giocare e saltare per ore. Era sempre molto affettuosa, ma io speravo che avesse meno tempo libero.
Non potevo dire di essere felice, solo moderatamente soddisfatto. Ogni giorno speravo che accadesse qualche fatto nuovo nella mia vita. E un giorno accadde.
Una mattina di buon'ora il dottor Petrelli mi portò a fare il solito giro a villa Ada. Mi accompagnava sempre lui a quell'ora, prima di andare in ufficio. Non era un tipo molto divertente, si limitava a tenere il guinzaglio, senza né parlarmi, né guardarmi. Quel giorno restammo nel parco più a lungo del solito. Evidentemente non andava al lavoro. Era anche vestito in maniera strana, con dei calzoncini colorati e una maglietta. Un'ora dopo avrei capito il significato del suo abbigliamento particolare. Andava in vacanza.
Quando risalimmo in casa, erano tutti e tre ad aspettarci in ingresso. Cominciarono a salire e scendere trasportando una infinità di pacchi e valigie. Forse traslochiamo, pensai. Poco dopo, con la macchina piena in maniera inverosimile, partimmo per una destinazione sconosciuta. Ero eccitatissimo per la novità. Gli altri passeggeri invece non erano particolarmente vivaci. Il piccolo disgraziato non mi faceva nemmeno i soliti dispetti. Io ero accovacciato in braccio a Caterina e mi godevo il panorama che sfrecciava fuori dal finestrino. Improvvisamente la macchina si fermò bruscamente. Siamo arrivati, pensai. Eppure intorno vedevo solo campagna. Il dottor Petrelli spense il motore e scese dalla macchina con fare deciso. Girò intorno alla vettura e venne ad aprire lo sportello dal lato di Caterina. Tutto quanto avvenne in pochissimi secondi. Caterina non riuscì nemmeno a guardarmi negli occhi.
Poi la macchina sparì. Ero solo.

Via Lariana. Ci siamo quasi. 13...15...17...19... ecco sono arrivato. Ho impiegato più di un mese per tornare e ora?
Vedo l'auto posteggiata al solito posto, vicino al portone. Sono tornati anche loro. Bene. Faccio il giro del palazzo e guardo verso il quarto piano. La mia cuccia è ancora lì, in balcone. Quando abitavo dai Petrelli, non sapevo come fosse dura la vita, fuori. Adesso lo so. Torno indietro verso l'ingresso principale ed aspetto. Prima o poi qualcuno di loro uscirà e allora...
Sono nascosto sotto la loro macchina. Non ho fretta. E' quasi sera quando vedo il portone aprirsi ed apparire due sagome conosciute. Il dottore ed il piccolo mostro. Vengono verso la macchina. Sono fortunato. Il dottore apre la portiera al figlio che entra. Lo sento aprire anche la portiera dall'altro lato. ENtra anche lui. Prima una gamba, poi... La mia mascella si serra con tutte le mie forze sul suo polpaccio destro. Lo sento urlare. Stringo più forte che posso. Lui non capisce nemmeno cosa stia succedendo. Sento il bambino che corre fuori e viene verso di lui. Do un ultimo strattone e sento il muscolo strapparsi sotto i miei denti. Mollo la presa e rimango immobile sotto la macchina. Il bambino sbraita in maniera incomprensibile. IL padre di più.
Era quello che volevo.
Mi preparo a mordere ancora.

Sto trotterellando dentro villa Ada. In lontananza sento una sirena che si avvicina sempre più. Deve essere successo qualcosa. I Petrelli non mi dimenticheranno mai ed io nemmeno. Ne sono certo. Sto ancora masticando l'orecchio destro del dottore, quando sento le sirene che si allontanano sempre più.
Mi chiamo Bobby e sono un bastardo


L'UOMOGATTO

GW (17/07/2007 - 00:39)

Ho trovato un gattino per strada. Tutto nero e indifeso. Con un occhio grigio e l’altro giallo. Disarmante.
L’ho preso e me lo sono portato a casa. Avrà avuto sì e no un mese di vita. L’ho allattato e ho cominciato a prendermi cura di lui. L’ho portato dal veterinario per assicurarmi che stesse bene. Stava bene. Molto bene. Giorno dopo giorno cresceva. Mangiava crocchette e cresceva. Aveva imparato a fare i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo. E intanto cresceva. Cresceva talmente tanto che era diventato un uomo: alto moro peloso e con la faccia da duro. Ma io continuavo a dargli il latte e le crocchette che lui beveva e mangiava nella sua ciotolina proprio come fosse un gatto. Cioè era un gatto. L’uomo gatto. Era tenero e faceva sempre i suoi bisogni nella cassetta sul terrazzo, poi li ricopriva con la terra aiutandosi con le sue mani abbronzate e virili. Miagolava e faceva le fusa ogni volta che rientravo a casa. Piangeva quando uscivo. La notte si accucciava al mio fianco nel lettone e ronfava. Poi mi sono svegliata.

LA CASTA

GW (09/07/2007 - 12:29)


E insomma, l’estate è arrivata già da un pezzo. E se non fosse per il caldo torrido e umido che non ci lascia fare neanche un respiro senza ricordarci che lui c’è, è qui tra noi, lo capiremmo lo stesso. Giornali e telegiornali da oltre un mese infatti ci bombardano con servizi su come prendere il primo sole senza scottarsi, su quanto faccia bene mangiare la frutta e la verdura soprattutto d’estate, su come un gelato possa sostituire un pasto, sul clima che sta cambiando tanto che a giugno si muore di afa e poi ad agosto farà freddo, su come sconfiggere la cellulite sfruttando i massaggi delle onde del mare, su dove vanno in vacanza i vip, cioè sulla Sardegna, su nuove coppie che si accoppiano alla faccia di quelle che scoppiano, su quanto faccia bene bere almeno 2 litri di acqua al giorno per poi fare tanta pipì, su test per capire se sei una mamma apprensiva o meno quando tuo figlio è al mare, su quanto d’estate aumenti la libido.

 

In tutto questo, se vi rimane un attimo di tempo, mi permetto di consigliarvi un libro che, tutto sommato, oltre ad aggiungere dettagli a dir poco inquietanti che terrebbero testa alla più fantasiosa delle sceneggiature con tanto di nomi cognomi date e luoghi, non ci dice niente di nuovo. Ma è sempre bene tenersi aggiornati e cercare di indignarsi un po’, qualche volta. Fa bene almeno quanto bere 2 litri d’acqua al giorno, ma invece della pipì, l’effetto è un altro, leggermente più solido.

Titolo:  La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili

Autori: Stella G. Antonio  Rizzo Sergio 

Editore:Rizzoli

 

 

 

 

Sgrena, Mastrogiacomo e la casta dei giornalisti

GW (04/07/2007 - 18:38)


Appartengo all’esigua minoranza di coloro che in Italia pensano che il fiume di parole spese intorno alle rapine di giornalisti in Pakistan e Afghanistan siano in buona parte ipocrite. Ovviamente sono contento anch’io che questi personaggi hanno sopravissuti le loro avventure indenni. Ma a che prezzo? D’accordo, la vita umana non ha prezzo. Ma la vita dell’autista e dell’interprete dell’uno e quella del liberatore dell’altra non vale certamente di meno. Per saldo non abbiamo sicuramente salvato vite umane. Non solo, ma quanti assassini vengono finanziati con i milioni  pagati ai terroristi? E che esempio da l’Italia ai propri soldati che stanno lì per aiutare la popolazione e per proteggerla dagli attentati di terroristi, fra i quali anche da quelli liberati per salvare Mastrogiacomo? E poi lo sanno ormai tutti che - se lo scopo è di far soldi - basta sequestrare un Italiano e non certo un Americano o un Inglese o Olandese. Un Italiano all’estero però, non in Italia perché qui verrebbero bloccati tutti i beni della vittima e della sua famiglia proprio per impedire che l’industria del kidnapping sia pagante. Questa strategia ha avuto successo. I floridi affari fatti con sequestri di persone a scopo di ottenere riscatti - assai alla moda non tanti anni fa - sono scomparite quasi del tutto. 

Detto questo mi chiedo chi sono Giuliana Sgrena e Daniele Mastrogiacomo (che ha la doppia nazionalità italiana e svizzera come me) che riescono quasi a monopolizzare l’attenzione delle medie italiane per settimane,  provocare manifestazioni popolari e di convincere il governo a mettere sotto pressione un altro governo per fare delle cose (liberare terroristi) che loro non avrebbero mai fatto? (Infatti nel caso Moro non hanno trattato con le BR.)  Potrei capire che il datore di lavoro, cioè l’editore del giornale o anche i lettori del giornale raccolgano i soldi necessari per la loro liberazione. Ma mai i soldi dei contribuenti! Non capisco perché Sgrena e Mastrogiacomo meritano più solidarietà che qualsiasi infermiera, missionario o incauto turista che ogni anno e in circostanze simili vengono rapite e spesso assassinati in varie parti del mondo. Non ho dubbi: Sgrena e Mastrogiacomo appartengono alla casta dei giornalisti che difendono i propri colleghi da destra a sinistra al di là di ogni ragionevolezza, naturalmente a spesa di terzi e che hanno il potere di attirare l’attenzione della nazione intera sull’ oggetto che decidono loro. Non è facile per quei Italiani che non hanno la possibilità di leggere giornali stranieri e guardare programmi televisivi esteri di formarsi una propria e indipendente opinione su certe vicende. 

 

Peter Steiner

 

 

 

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